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La cicala sull'amaca


Il Museo Storico della Liberazione di Roma.

Il Museo Storico della Liberazione di Roma.

Difficile trattenere le lacrime davanti all’evidente, tangibile, peso della Storia. Difficile sostenere quel macigno che preme forte sul petto mentre partecipi da spettatore a una delle parabole più atroci della storia nazionale. Questo è quello che ho provato visitando il Museo Storico della Liberazione di Roma.

Questo blog nasce in Aprile, mese di rinascita in cui i fiori sbocciano, il sole scalda e la primavera dona a tutti nuova energia. Aprile è anche il mese in cui questa rinascita è stata quanto mai evidente e carica di promesse nel fatidico 1945 – anno della Liberazione dal Nazifascismo in Italia.

Museo Liberazione di Roma - targa ingresso

Per me che sono Romana è stato inevitabile, a ridosso del 25Aprile, recarmi in visita al Museo Storico della Liberazione, perché questa data è si un momento felice che merita festeggiamenti e gioia ma anche un’occasione, a distanza di così tanti anni, per raccogliersi nell’esercizio della Memoria.

Ero già stata in questo luogo terribile eppur pieno di fascino per due volte nella mia vita: da bambina con la scuola e poi da giovane ventenne, col mio ragazzo di allora e la sua piccola sorellina dodicenne. Della prima volta non ho ricordi, della seconda si… Ricordo la gioia di poter far conoscere questo Museo a una ragazzina piena di domande e curiosità, il piacere nel vederla coinvolta. Ricordo anche il calore dell’accoglienza all’ingresso. Tanti vecchietti, ex partigiani, con molto da raccontare: uomini di un’altra epoca, pronti a condividere le loro memorie con noi, giovani inconsapevoli.

Questa volta ci sono tornata sola, ormai donna, con un bagaglio culturale maggiore e tanta consapevolezza in più. All’ingresso solo un usciere gentile, due signori di mezza età e un anziano particolarmente desideroso di parlarmi: il suo nome è Modestino De Angelis, ultima colonna in questo luogo di Memoria. Il padre venne ucciso alle Fosse Ardeatine quando lui era solo un ragazzino. La sua presenza qui dentro equivale a una missione: tenere viva la memoria di ciò che è stato insieme a quella del suo papà, morto troppo presto. (Se volete approfondire la storia di Modestino vi consiglio un bel documentario, realizzato da alcuni amici cari, che potete visionare QUI)

Purtroppo negli anni i superstiti e gli ex partigiani sono inevitabilmente venuti a mancare e oggi quel che resta non è più tanto la parola viva di chi aveva potuto assistere all’occupazione romana ma piuttosto l’edificio stesso, con i suoi documenti, i cimeli rinvenuti, le fotografie, le parole incise sui muri – forse anche più forti di ogni testimonianza verbale.

Museo Liberazione di Roma - targa in memoria

Il Museo Storico della Liberazione di Roma si trova in via Tasso 145, alle spalle della basilica di S.Giovanni.

Questo edificio non è stato scelto a caso perché è proprio qui che, dopo l’occupazione di Roma da parte delle truppe tedesche, venne istituito il Comando della SIPO (Polizia di Sicurezza), diretto dal Tenente Colonnello Herbert Kappler. Era questo il luogo dove si veniva portati, anche con motivi pretestuosi, per essere interrogati, detenuti e sicuramente torturati, per poi venire infine condotti al Carcere di Regina Coeli, al Tribunale di guerra, alla deportazione o, come accadde per più di 300 persone, alle Fosse Ardeatine. Sono passati per questo luogo di terrore e morte più di duemila persone tra donne e uomini, militari, ribelli, partigiani, ebrei, gente comune.

PERCHE’ VISITARE IL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE DI ROMA

Perché in nessun museo che io abbia visitato è così forte e presente l’anima di chi è passato per quei locali. Solitamente i musei sono luoghi in cui si espone l’arte, si contempla il bello, si ammirano manufatti provenienti dal passato. Qui non si contempla, non si ammira e la riflessione che sovviene non è analitica bensì emotiva, violenta, carica di passione.

Museo Storico della Liberazione di Roma - ingresso PT

Il Museo ha sede in un normale condominio d’epoca come tanti lì intorno, si sviluppa su tre piani e quindi per essere visitato richiede non solo la vostra attenzione, ma anche la vostra volontà di continuare a salire, di gradino in gradino, verso i luoghi più strazianti, attraversando pianerottoli e corridoi. Una ascesa che si fa sempre più cupa e dolorosa man mano che si procede e che richiede una piccola dose di distacco e tanta determinazione.

PIANO TERRENO

All’ingresso c’è l’usciere di cui vi dicevo: sarete introdotti alla visita e vi verrà chiesto di lasciare il vostro nome su un grande libro che raccoglie commenti e presenze. Qui sono esposte tabelle con i nomi dei membri dei vari Comitati di Liberazione Nazionale. Adiacente all’ingresso la sala lettura della biblioteca che ospita anche cimeli e fotografie, stesso discorso per la sala conferenze e proiezioni.

ingresso al museo

PRIMO PIANO

Questo spazio è dedicato all’esposizione. Quando non ci sono mostre temporanee è allestita la mostra permanente “Il Museo si Racconta” che attraverso pannelli ricchi di informazioni e fotografie, ricostruisce la storia dell’occupazione romana, della resistenza e ovviamente del carcere nazista fino alla sua trasformazione in museo, inaugurato nel giugno del 1955.


SECONDO PIANO

E’ da questo momento che si entra nel vivo della visita, da qui in poi sentirete stringersi il nodo alla gola. Questo appartamento è rimasto tale e quale a come era quando ospitava il carcere: finestre murate, prese d’aria, grate e spioncini alle porte. Cinque sono le stanze, tutte identificate da un numero. La numero 1 raccoglie le memorie dei 335 italiani uccisi alla Fosse Ardeatine nel marzo del 1944. Voglio dedicare attenzione particolare a questa stanza perché, proprio mentre ero in visita tutta sola tra quei cimeli, ho avuto la fortuna di incappare in una scolaresca accompagnata da una guida molto brava. Ovviamente mi sono accodata. Grazie al racconto fatto per i ragazzi ho potuto scoprire dettagli ancor più coinvolgenti e drammatici legati a molti degli oggetti esposti. Mi hanno colpita molto quelli contenuti nella teca al centro della stanza. In particolare quelli ritrovati sul corpo del Tenore Ugo Stame alle Fosse Ardeatine: un crocifisso, una madonnina e un piccolo strumento utile a regolare la voce, con cui pare che il cantante cercasse di tenere allegri i compagni di sventura durante la permanenza nelle carceri.

Museo Storico della Liberazione di Roma - cimeli

Museo Storico della Liberazione di Roma - lettera

Altra testimonianza toccante sono state le parole di conforto ricamate su un calzino dalla madre di un detenuto. Unico sollievo concesso a chi sostava a via Tasso era la consegna della biancheria pulita una volta a settimana da parte dei familiari. Poiché comunicare era praticamente impossibile, ogni modo era buono per cercare di mandare messaggi di sostegno e conforto a quei figli, a quei mariti, di cui dentro al cuore si sapeva che forse non si sarebbe più rivisto il volto: pezzetti di stoffa, calzini ricamati, addirittura del pane con incisa la parola “coraggio”.

Museo Storico della Liberazione di Roma - calzino

Museo Storico della Liberazione di Roma - pane

La stanza numero 2 è una sorta di sgabuzzino di 1 x 1,5mt in cui venivano rinchiusi, dopo essere stati torturati, i prigionieri che si rifiutavano di parlare. La cosa scioccante non è solo il pensiero che ti assale nell’immaginare ammassati in quel piccolo spazio i corpi sofferenti di gente ancora in vita, ma sono soprattutto le parole, le poesie, le frasi, i diari lasciati da chi lì ha atteso la morte. Incisi nella calce con le unghie, coi bottoni, con pezzetti di grafite, messaggi di commiato, poesie, parole piene di coraggio, che mettono i brividi perché, seppur piene di rammarico per la vita e gli affetti perduti, sono soprattutto piene di orgoglio e consapevolezza. La coscienza di aver dato la vita per la libertà, per una giusta causa.

Museo Storico della Liberazione di Roma - graffiti

Museo Storico della Liberazione - Graffito

Le altre stanze sono commemorative. La cella numero 3 contiene lo spartito di una ninna nanna scritta da don Morosini mentre era detenuto a Regina Coeli, la 4 è dedicata ai morti de La Storta. La cella numero 5 era in origine una cucina e qui fu detenuto il Capo del Fronte Clandestino della Resistenza il Coll. Giuseppe Cordero di Montezemolo.

A quest’uomo che non parlò mai, a cui furono inflitte numerose torture, a cui vennero spezzate entrambe le gambe e che fu portato a braccio dai suoi compagni fino alle Fosse Ardeatine, è dedicato un busto in questa cella. Cella che espone anche, in una teca appesa al muro, i cordini che legavano i polsi dei detenuti durante il loro trasferimento.

Museo Storico della Liberazione di Roma - Montezemolo

Museo Storico della Liberazione - Teca con cordini

TERZO PIANO

Il terzo e ultimo piano è speculare a quello sottostante. Anche questo è rimasto immutato e anche questo ospita quattro celle dove sono esposti cimeli e stampe. La stanza numero 12 è ugualmente piccola come la sua gemella del piano inferiore, anche qui sono presenti graffiti e testimonianze dei reclusi, tra cui quelle di due prigionieri inglesi. Tutti i graffiti, in entrambe le celle, sono protetti da spessi vetri.

Uscendo da questo appartamento, all’interno 9, si accede ad un corridoio in cui sono esposti schede carcerarie e documenti relativi ai deportati ebrei. Un grande pannello rappresenta i simboli delle categorie destinate allo sterminio.

Museo Liberazione di Roma - Terzo Piano

Non posso usare toni spensierati concludendo un simile itinerario, spero però di avervi trasmesso la partecipazione e la commozione che mi hanno guidata in questa visita. Voglio rinnovare l’invito a visitare questo luogo perché ritengo che sia un pezzo importante della storia di Roma, non meno del Colosseo.

Il Museo Storico della Liberazione di Roma è un luogo pieno di vibrazioni, che colpisce e commuove. Una testimonianza fondamentale della nostra storia più recente, un monito e un invito a non ripetere gli stessi errori.

Se capitate a Roma venite a via Tasso, magari dopo aver visitato la basilica di san Giovanni o mentre vi dirigete verso i fori imperiali, non è difficile arrivare qui. Portate i vostri figli e concedetevi un momento di raccoglimento per meditare su ciò che è stato.

Museo Storico della Liberazione di Roma - articoli

Informazioni

L’accesso al museo è totalmente gratuito e consentito tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9.30 – 12.30 e poi dalle 15.30 – 19.30

Altre chiusure

Natale, capodanno, Pasqua, SS. Pietro e Paolo e tutto il mese di Agosto

Visite Guidate

E’ possibile organizzare visite di gruppo prenotandosi sul SITO

Sostenere il museo

Se si possiedono cimeli, documenti e fotografie originali sui temi trattati dal museo è possibile donarli perché siano esposti e conservati. E’ inoltre possibile sostenere l’istituzione museale con versamenti specifici. Tutte le info sono disponibili sul sito all’indirizzo sopra riportato.

LA MIA VIDEO PILLOLA SUL MUSEO

4 comments

  • Antonio Parisella

    giugno 12, 2016

    Non tutti i 335 prigionieri portati alle Fosse Ardeatine erano detenuti a Via Tasso. Da qui ne furono presi circa 80. Mi sembra fuori di luogo definire “giustiziati” i caduti delle Ardeatine. Piuttosto, assassinati. Non ci fu nessuna giustizia.

    • Lucilla

      giugno 14, 2016

      Caro Antonio, ho letto il mio pezzo un paio di volte prima di rispondere per evitare di cadere nel torto. Mi pare abbastanza chiaro dal testo che io non dica in maniera esplicita che da queste carceri siano partiti direttamente i 335 caduti alle Fosse Ardeatine, se così non sembra me ne dispiace perché non era il tipo di informazione che volevo dare. Per quanto riguarda il termine “giustiziati” (che sinceramente non ho ritrovato nel testo, ma forse mi sbaglio), direi che in ogni modo può definirsi appropriato. Il vocabolario Treccani cita: “chi ha subito sentenza di morte”. Infine, proprio a voler essere cavillosi, direi che i poveri caduti siano stati comunque vittime di quella che può definirsi giustizia sommaria, inflitta dagli occupanti su un popolo inerme. Spero di essere stata esaustiva e spero comunque che a parte questi dettagli l’articolo sia risultato interessante. Il mio scopo, parlando di questo museo, è diffonderne la conoscenza e l’importanza al di fuori della Capitale. Un saluto.

  • Katia

    maggio 4, 2016

    Interessante davvero! Se capiterò a Roma, ci voglio andare assolutamente, intanto lo condivido sulla mia pagina di FB!

    • Lucilla

      maggio 4, 2016

      Che emozione Katia, il tuo è il primo commento sul mio blog! mi fa molto piacere che l’articolo ti sia piaciuto e ti ringrazio per la condivisione. Il museo della liberazione merita assolutamente una visita e sono certa che ne resterai colpita. un abbraccio!

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