Visita al Museo Storico della Liberazione di Roma

Sono trascorsi più di settant’anni da quel 25Aprile carico di promesse che nel 1945 decretò finalmente la liberazione dell’Italia dal Nazifascismo. In questi giorni caldi di primavera, ormai a ridosso dell’Anniversario della Liberazione Italiana, mi sembrava opportuno proporre una visita al Museo Storico della Liberazione di Roma perché questa data è, sì un momento felice che merita festeggiamenti e gioia, ma anche un’occasione, a distanza di così tanti anni, per raccogliersi nell’esercizio della Memoria.

Museo Liberazione di Roma - targa in memoria

Il Museo Storico della Liberazione di Roma si trova in via Tasso 145, alle spalle della basilica di S.Giovanni.

Questo edificio non è stato scelto a caso: in verità è proprio qui che, dopo l’occupazione di Roma da parte delle truppe tedesche, venne istituito il Comando della SIPO (Polizia di Sicurezza), diretto dal Tenente Colonnello Herbert Kappler. Era questo il luogo dove si veniva portati, anche con motivi pretestuosi, per essere interrogati, detenuti e sicuramente torturati, per poi venire infine condotti al Carcere di Regina Coeli, al Tribunale di guerra, alla deportazione o, come accadde per più di 300 persone, alle Fosse Ardeatine. Sono passati per questo luogo di terrore e morte più di duemila persone tra donne e uomini, militari, ribelli, partigiani, ebrei, gente comune.



Il percorso di visita al Museo della Liberazione

Una piccola premessa: solitamente i musei sono luoghi in cui si espone l’arte, si contempla il bello, si ammirano manufatti provenienti dal passato. In questo museo romano piuttosto fuori dal comune invece non si contempla, non si ammira, certamente non ci si diletta. Piuttosto si celebra la memoria di chi è passato per questi angusti locali e la riflessione che sovviene, mentre ci si aggira per queste stanze, non è analitica bensì emotiva, violenta, carica di passione. Una visita che non si intraprende decisamente con animo leggero.

museo liberazione roma

Il Museo ha sede in un normale condominio d’epoca come tanti lì intorno, si sviluppa su tre piani e quindi per essere visitato richiede non solo la vostra attenzione, ma anche la vostra volontà di continuare a salire, di gradino in gradino, verso i luoghi più strazianti, attraversando pianerottoli e corridoi. Un’ascesa che si fa sempre più cupa e dolorosa man mano che si procede e che richiede una piccola dose di distacco e tanta determinazione.

PIANO TERRENO

All’ingresso sarete introdotti alla visita dall’usciere e vi verrà chiesto di lasciare il vostro nome su un grande libro che raccoglie commenti e presenze. Qui sono esposte tabelle con i nomi dei membri dei vari Comitati di Liberazione Nazionale. Adiacente all’ingresso, la sala lettura della biblioteca che ospita anche cimeli e fotografie, così come fanno la sala per le conferenze e proiezioni.

ingresso al museo

PRIMO PIANO

Questo spazio è dedicato all’esposizione. Quando non ci sono mostre temporanee è allestita la mostra permanente “Il Museo si Racconta” che, attraverso pannelli ricchi di informazioni e fotografie, ricostruisce la storia dell’occupazione romana, della resistenza e ovviamente del carcere nazista di via Tasso fino alla sua trasformazione in museo, inaugurato nel giugno del 1955.

SECONDO PIANO

E’ da questo momento che si entra nel vivo della visita: preparatevi a sentire stringersi un brutto nodo in gola.

Questo appartamento è rimasto tale e quale a come era quando ospitava il carcere: finestre murate, prese d’aria, grate e spioncini alle porte. Cinque sono le stanze, tutte identificate da un numero.

La numero 1 raccoglie le memorie dei 335 italiani uccisi alla Fosse Ardeatine nel marzo del 1944. Voglio dedicare attenzione particolare a questo ambiente perché gli oggetti che espone raccontano storie coinvolgenti e drammatiche. In particolare, mi hanno colpita molto i reperti contenuti nella teca posta al centro, come quelli ritrovati sul corpo del Tenore Ugo Stame alle Fosse Ardeatine: un crocifisso, una madonnina e un piccolo strumento utile a regolare la voce, con cui pare che il cantante cercasse di tenere allegri i compagni di sventura durante la permanenza nelle carceri.

Altra testimonianza toccante sono state le parole di conforto ricamate su un calzino dalla madre di un detenuto. Unico sollievo concesso a chi sostava a via Tasso era la consegna della biancheria pulita una volta a settimana da parte dei familiari. Poiché comunicare era praticamente impossibile, ogni modo era buono per cercare di mandare messaggi di sostegno e conforto a quei figli, a quei mariti, a chi dentro al cuore si sapeva che forse non si sarebbe più visto: pezzetti di stoffa, calzini ricamati, addirittura del pane con incisa la parola “coraggio”.

La stanza numero 2 è una sorta di sgabuzzino di 1 x 1,5mt in cui venivano rinchiusi, dopo essere stati torturati, i prigionieri che si rifiutavano di parlare.

La cosa scioccante non è solo il pensiero che ti assale nell’immaginare ammassati in quel piccolo spazio i corpi sofferenti di gente ancora in vita, ma sono soprattutto le parole, le poesie, le frasi, i diari lasciati da chi lì ha atteso la morte. Incisi nella calce con le unghie, coi bottoni, con pezzetti di grafite, messaggi di commiato, poesie, parole piene di coraggio, che mettono i brividi perché, seppur piene di rammarico per la vita e gli affetti perduti, sono soprattutto piene di orgoglio e consapevolezza. La coscienza di aver dato la vita per la libertà, per una giusta causa.

Le altre stanze sono commemorative. La cella numero 3 contiene lo spartito di una ninna nanna scritta da don Morosini mentre era detenuto a Regina Coeli, la 4 è dedicata ai morti de La Storta.

La cella numero 5 era in origine una cucina e qui fu detenuto il Capo del Fronte Clandestino della Resistenza il Coll. Giuseppe Cordero di Montezemolo.

A quest’uomo che non parlò mai, a cui furono inflitte numerose torture, a cui vennero spezzate entrambe le gambe e che fu portato a braccio dai suoi compagni fino alle Fosse Ardeatine, è dedicato un busto in questa cella. Cella che espone anche, in una teca appesa al muro, i cordini che legavano i polsi dei detenuti durante il loro trasferimento.

Museo Storico della Liberazione di Roma - Montezemolo

Museo Storico della Liberazione - Teca con cordini

TERZO PIANO

Il terzo e ultimo piano è speculare a quello sottostante. Anche questo è rimasto immutato e anche questo ospita quattro celle dove sono esposti cimeli e stampe. La stanza numero 12 è ugualmente piccola come la sua gemella del piano inferiore, anche qui sono presenti graffiti e testimonianze dei reclusi, tra cui quelle di due prigionieri inglesi. Tutti i graffiti, in entrambe le celle, sono protetti da spessi vetri.

Uscendo da questo appartamento, all’interno 9, si accede a un corridoio in cui sono esposte schede carcerarie e documenti relativi ai deportati ebrei. Un grande pannello rappresenta i simboli delle categorie destinate allo sterminio.

Perché visitare il Museo Storico della Liberazione

Perché il Museo della Liberazione di Roma è un luogo pieno di vibrazioni, che colpisce e commuove. Una testimonianza fondamentale della nostra storia più recente, un monito e un invito a non ripetere gli stessi errori.

Se capitate a Roma venite a via Tasso, magari dopo aver visitato la basilica di san Giovanni o mentre vi dirigete verso i fori imperiali, non è difficile arrivare qui. Portate i vostri figli e concedetevi un momento di raccoglimento per meditare su ciò che è stato.

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Informazioni

L’accesso al museo è totalmente gratuito e consentito tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9.30 – 12.30 e poi dalle 15.30 – 19.30

Altre chiusure

Natale, capodanno, Pasqua, SS. Pietro e Paolo e tutto il mese di Agosto

Visite Guidate

E’ possibile organizzare visite di gruppo prenotandosi sul SITO

Sostenere il museo

Se si possiedono cimeli, documenti e fotografie originali sui temi trattati dal museo è possibile donarli perché siano esposti e conservati. E’ inoltre possibile sostenere l’istituzione museale con versamenti specifici. Tutte le info sono disponibili sul sito all’indirizzo sopra riportato.



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2 thoughts on “Visita al Museo Storico della Liberazione di Roma”

  1. Interessante davvero! Se capiterò a Roma, ci voglio andare assolutamente, intanto lo condivido sulla mia pagina di FB!

    1. Che emozione Katia, il tuo è il primo commento sul mio blog! mi fa molto piacere che l’articolo ti sia piaciuto e ti ringrazio per la condivisione. Il museo della liberazione merita assolutamente una visita e sono certa che ne resterai colpita. un abbraccio!

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