Orgosolo. Banditi, murales e anarchia

Orgosolo è distante. Lontana dalle belle spiagge, arroccata fra i monti, immersa in una natura aspra che pure è piena di vita. Orgosolo ha un’anima antica. Specchio della Sardegna più fiera, anche oggi che sono arrivate le strade, internet e i turisti dal Continente, mantiene un’identità tutta sua, che va capita.

Dopo esser saliti per oltre 600mt sul livello del mare, Orgosolo vi accoglierà con un’insegna ferita dal fuoco di un fucile e poi con delle pietre colorate e dipinte  a festa. Due segni apparentemente incongruenti: ostilità e accoglienza, un ossimoro che qui convive e prende forma.

In nessun altro luogo della Sardegna mi sono sentita così ben accolta e coccolata eppure, mai come qui, ho sentito il bisogno di voler capire, di approfondire meglio quello strano modo di essere contemporaneamente coinvolta e tenuta a distanza. Gli Orgolesi sono gente di cuore, non c’è dubbio, eppure la loro storia, il contesto naturale in cui vivono, l’isolamento, una cultura pastorale atavica e fatta di regole non scritte, tutto questo li ha certamente plasmati.

Del resto a Orgosolo lo straniero è sempre stato ostile: Cartaginesi, Romani, Spagnoli e Piemontesi, ognuno ha preso senza chiedere. Anche lo Stato Italiano non ha fatto meglio, e loro hanno imparato ad alzare la testa. Ad Orgosolo ci si amministra da sé.




Orgosolo, terra di banditi.

Conoscevo questa terra attraverso il racconto di Vittorio De Seta. Banditi a Orgosolo è stata una pietra miliare di un certo cinema di indagine del secondo dopoguerra. Seguendo l’esempio di De Martino, famoso etnologo che approfondì i suoi studi in Puglia, De Seta è stato capace di realizzare in Sardegna quello che nessuno aveva saputo fare prima: un film su un popolo apparentemente ostile e lontano che invece, attraverso l’occhio attento del regista, si è aperto lasciandosi indagare e abbracciando l’autore con tutto il suo calore. De Seta è un mito a Orgosolo.

 

– Perché non ci sono pastori qui?

– Sono posti brutti. D’inverno c’è la neve, d’estate manca l’acqua. Bisogna conoscerli bene.

– A me mi piace però…

( Tratto da Banditi a Orgosolo, Vittorio De Seta)

E allora cos’era per me Orgosolo prima ancora di visitarla? Era terra di banditi, di fierezza e ribellione. Impossibile non citare il banditismo quando si parla di questi luoghi. Contro ogni legge scritta, per lunghi decenni a Orgosolo avere delle terre significava occuparle. Tutto si regolava da sé, secondo l’antico codice barbaricino. Lo Stato non contava, la sua presenza era solo invasiva e allora perché assecondare le regole di chi non portava niente?

L’arte murale a Orgosolo

Questa fierezza, questo senso della giustizia che scavalca le convenzioni, che viene dal sangue e dalla terra, dal sole caldo che scuote gli animi e le passioni; questo senso del giusto che è viscerale e non ammette il torto, ha saputo trasformarsi negli anni per esplodere nelle forme più belle dell’arte. Un’arte spontanea e popolare. Un’arte che viene dal basso, dal popolo, per dargli voce e abbattere le frontiere. Un’arte murale appunto, che invade le strade, ricopre i palazzi, è fruibile da tutti senza pagare biglietti, senza l’intromissione delle élite del settore.

A Orgosolo le pitture murali sono eseguite per lo più con colori ad acqua, gli stessi che si usano per gli interni delle case. Colori facilmente soggetti all’usura del tempo, che danno un tono di iper-realismo alle figure e che, come tradizione vuole, sono destinati a svanire o ad essere ciclicamente recuperati, secondo il parere e il sentire comune.

Sono i temi politici a spiccare su ogni muro, ad emergere da ogni opera. I temi della rivolta, della liberazione, della solidarietà. Ritratti di personaggi storici importanti e significativi ma anche dichiarazioni di vicinanza verso gli ultimi, le vittime, i sofferenti di ogni etnia.

Orgosolo sembra distante e lontana dalla nostra cittadina quotidianità, eppure è presente, è viva, è schierata. La sua voce parla attraverso i muri, esce dall’intonaco e viaggia attraverso le immagini. Potere dell’arte!

Orgosolo banditi murales anarchia

Passeggiando per le vie mi sono trovata ad intrattenere una lunga e piacevole conversazione con la signora che gestisce il museo etnografico. Avevo voluto farmi fotografare davanti a un murale dedicato alle donne e mentre giravo lì intorno, curiosando qua e là, lei è uscita. Avrebbe potuto essere mia madre, non era più molto giovane. Mi sarei aspettata una signora docile e lontana dalle cose del mondo, eppure quanta veemenza! Le idee chiare di chi sa dove sta il giusto, che il mondo l’ha conosciuto, eccome.

Ogni abitante decide autonomamente come affrescare la sua abitazione, questo non lo sapevo. Ogni parete allora non è più solo un’opera d’arte, un testimone che porta un messaggio, ma anche lo specchio di chi ci vive dentro. Quale opera più adatta di quella a sostegno della condizione femminile, sopra le pareti che ospitano una donna simile?

Gli abitanti di Orgosolo

Orgosolo è da vedere assolutamente. Se siete in Sardegna dedicatele del tempo. Non limitatevi a fare foto e andare via. Esplorate ogni vicolo, parlate con le persone, fermatevi a bere in uno dei tanti bar disseminati sul corso.

Potreste scoprire che il fotografo del paese è stato un bravo documentarista; che la signora che gestisce il museo è più moderna dell’amica con cui fate shopping; che il signore che vi sta offrendo da bere è un famoso artigiano e realizza scarpe su misura solo per chi gli sta simpatico.

Che cosa magnifica poter viaggiare. Godere lentamente delle giornate che scorrono tra una birra e una conversazione rilassata. Conoscere le persone, capire i luoghi in cui passi attraverso i racconti di chi ci vive. Ascoltare storie, soprattutto. Scoprire cose che nessuna guida potrà mai insegnarti.

Così, quando alla terza birra offertami sul corso ho chiesto, dato il forte traffico che congestiona la via principale durante il pomeriggio, perché non chiudessero alle macchine, mi è stato risposto con una certa fermezza: “Qual è il problema? La gente sa che deve stare attenta. Se succede qualcosa, ci pensiamo noi!”.

Ok va bene, tutto chiaro.

TI CONSIGLIO DI LEGGERE

Banditi a Orgosolo 

di Franco Cagnetta 

Cagnetta scoprì Orgosolo con un’inchiesta etnoantropologica che scosse le coscienze dei benpensanti in un’Italia che non credeva di “ospitare” un simile malessere. Sfatati i miti lombrosiani, resta la lucidità di uno studioso che seppe comprendere le origini del banditismo, ancor meglio di chi lo ha vissuto.

Scopri di più



6 thoughts on “Orgosolo. Banditi, murales e anarchia”

  1. “Questo senso del giusto, che è viscerale e non ammette il torto” poche parole per concentrare un’impostazione socio-culturale di cui da bambina sentivo raccontare con senso di pesantezza. È difficile osservare con curiosità sincera ignorando le sensazioni del condizionamento, lo ammetto. Tu sei riuscita in quello che, per me, ha richiesto crescita personale e culturale, desiderio di sperare che la vita offra occasioni anche dove non ci si aspettano. Oggi, mi sento in sintonia con la tua rispettosa percezione dell’entroterra sardo più remoto a cui, ancora, mi avvicino in punta di piedi…
    Mi piace molto guardare il mondo attraverso le tue parole!
    Ester

  2. Mi è piaciuto molto… Ha il sapore del documentario, del reportage (si vede che ami il cinema, anche dalle foto che fai). E poi, in effetti, mai letti racconti di viaggio su Orgosolo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

19 + sei =

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.