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Il Giappone in Italia: nascita del collezionismo e musei d’arte orientale

Dallo scorso anno si susseguono nelle maggiori città italiane eventi e mostre dedicate all’arte e alla cultura giapponese. È terminata di recente a Roma la mostra su Hokusai e subito ha avuto inizio quella dedicata al maestro Hiroshige. Ugualmente gli Uffizi di Firenze hanno chiuso a gennaio una mostra sul Rinascimento Giapponese mentre Bologna ne ha appena inaugurata un’altra dedicata al Giappone classico. Gli eventi non sono casuali, in realtà fanno parte dei festeggiamenti riservati al centocinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Giappone, iniziati già lo scorso anno.

Ma come nasce questo grande interesse per l’antica cultura giapponese e per l’opera dei suoi più grandi artisti? La storia è lunga è comincia intorno alla metà del 1500.




La prima missione giapponese in Italia

Benché nel XIII secolo Marco Polo fosse già venuto a conoscenza dell’esistenza del Giappone (nel suo Milione lo chiamò Cipango), il primo vero contatto con il Sol Levante avvenne nel 1542, quando nel Paese asiatico approdò la prima nave europea insieme ai primi gesuiti portoghesi e italiani. La prima missione giapponese in terra straniera partì invece a distanza di quarant’anni. La delegazione, passata alla storia come ambasciata Tenshō, giunse in Italia tre anni dopo e fu ricevuta a Roma da Papa Gregorio XIII e dal suo successore Papa Sisto V, il quale fece loro dono della Chiesa di Santa Maria dell’Orto che, da allora, rappresenta il luogo di culto di riferimento per la comunità cattolica giapponese della capitale italiana.

L’interesse per la cultura giapponese

Fino alla metà del ‘600, periodo in cui il Giappone si chiuse definitivamente al mondo esterno, furono diversi i contatti e gli scambi tra le due popolazioni. A causa della lunghezza e della pericolosità dei viaggi i pochissimi oggetti che arrivavano dall’oriente erano esclusiva di pochi privilegiati: papi, re, cardinali e nobili. Erano prevalentemente oggetti religiosi e di uso comune come bauli, paraventi, contenitori realizzati in lacca decorata con figure d’alberi, fiori e uccelli, secondo lo stile chiamato Namban (ovvero degli europei).

Arte giapponese
Nanban trade screen Japan, Edo period, (1620–40) | The Avery Brundage Collection Asian Art Museum, San Francisco

Con il periodo Edo il Giappone attuò la politica del completo isolamento. Questo accrebbe la febbre della curiosità da parte della nobiltà italiana ed europea, già ampiamente affascinata dai meravigliosi oggetti che provenivano dall’Oriente. Durante questo periodo solo a poche navi olandesi fu consentito di attraccare a Nagasaki per dei limitatissimi scambi commerciali. I pochi oggetti che arrivavano in Europa cominciarono ad essere usati per arredare le sale dei Palazzi, allestite secondo uno stile orientaleggiante. In Italia cedettero a questo fascino le città di Firenze, Roma, Napoli, Torino e Palermo.

Il “Japonisme” e il collezionismo

La progressiva riapertura dei contatti diretti con l’Occidente diede infine vita alla grande ondata del Giapponismo che colpi l’Europa a partire dalla metà dell’Ottocento, per poi culminare attorno al 1880. Fu un fenomeno di grandissima portata che scosse tutta la cultura occidentale. In particolare, appassionò Van Gogh, influenzò profondamente i pittori impressionisti e l’Art Nouveau.

In Italia, ricchi borghesi, mercanti d’arte e nobili appassionati, hanno raccolto e collezionato in questo periodo numerose opere e manufatti giapponesi. In particolare, il conte Giovanni Battista Lucini Passalaqua e il principe Enrico di Borbone, con le loro cospicue donazioni, hanno contribuito ad arricchire le collezioni del Museo del Castello Sforzesco di Milano e del Museo Orientale di Ca’ Pesaro a Venezia.

I maggiori musei d’arte Orientale e Giapponese in Italia

 

  • Museo Orientale di Ca’ Pesaro a Venezia

Il Museo costituisce una delle più importanti collezioni mondiali di arte giapponese del Periodo Edo. Sono oltre 30.000 i pezzi custoditi, tra questi: spade e pugnali, armature giapponesi, delicate lacche e preziose porcellane. Non sono da meno le sezioni dedicate all’arte cinese e indonesiana.

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  • Museo d’arte orientale “Edoardo Chiossone” a Genova

Il museo custodisce un ricchissimo patrimonio d’arte giapponese: dipinti, stampe, armi e armature, bronzi, lacche, ceramiche, porcellane, costumi e tessuti, con un totale di circa 2000 pezzi in esposizione permanente. Inoltre, da non dimenticare, i dipinti e le stampe Ukiyo-e di celebri autori quali Harunobu, Utamaro, Hiroshige e Hokusai.

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  • Mao di Torino

Il patrimonio del MAO comprende circa 2200 opere suddivise e distribuite in cinque distinte Gallerie secondo l’ambito storico-geografico di provenienza: Asia meridionale e Sud-est asiatico, Cina, Giappone, Regione Himalayana e Paesi Islamici.

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  • Museo civico d’arte orientale di Trieste

Gli ultimi due piani del Museo hanno una ricca sezione dedicata al Giappone che comprende porcellane, armi e armature ma soprattutto la pregevole collezione di stampe dell’Ukiyo-e, con opere di grandi maestri dell’arte giapponese tra cui Hiroshige e Hokusai.

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  • MUCIV Roma

Dopo la chiusura della storica sede originale, nel palazzo dei principi Brancaccio, il Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma ora fa parte del Muciv nel quartiere dell’Eur. Già famoso per la sua immensa collezione che spazia dal Tibet al Nepal, dalla Cina alla Corea; il MNAO ha anche una ricchissima sezione dedicata al Giappone che offre al visitatore un’eccezionale panoramica sulla creatività e la cultura giapponese, dalla Preistoria al XX secolo. Reperti archeologici, manufatti di bronzo, armature e armi dei famosi guerrieri samurai del Giappone medievale e pre-moderno; non mancano abiti tradizionali, vasellame e dipinti su rotolo verticale.

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  • Istituto Giapponese di Cultura

Non un museo ma un luogo ponte tra la cultura italiana e quella giapponese. Primo nel suo genere fuori dai confini nazionali, l’Istituto Giapponese di Cultura si trova a Roma e ha il compito di promuovere la cultura giapponese in Italia e, al contempo, favorire un proficuo scambio culturale con la nostra nazione. L’Istituto ospita mostre, rassegne cinematografiche, visite guidate e corsi di lingua. Un luogo incantevole nel cuore della Capitale. Il suo splendido giardino si può visitare gratuitamente, previa prenotazione.

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2 thoughts on “Il Giappone in Italia: nascita del collezionismo e musei d’arte orientale”

  1. Gli Shogun Edo avevano capito che meno contatti avrebbero avuto con gli stranieri (specialmente i preti) meglio sarebbe stato per la loro cultura e le loro tradizioni . Non posso dargli torto … !

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