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Caravaggio e la pittura del seicento agli Uffizi di Firenze

Il grande edificio degli Uffizi è una delle architetture italiane più importanti del ‘500. Il Duca di Firenze Cosimo I de’ Medici, poco dopo la metà del secolo, incaricò Giorgio Vasari della costruzione che avrebbe riunito in un’unica sede le magistrature della città, ovvero gli uffici – “uffizi” – sede delle funzioni amministrative.

Oggi gli Uffizi sono uno dei musei più famosi al mondo per le sue straordinarie collezioni di sculture antiche e pitture (dal Medioevo all’età moderna). Le raccolte di dipinti del Trecento e del Rinascimento contengono capolavori assoluti realizzati da artisti del calibro di Giotto, Simone Martini, Piero della Francesca, Botticelli, Mantegna, Raffaello, Michelangelo e Caravaggio.

Proprio a Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, sono dedicate le otto nuove sale aperte a febbraio al primo piano dell’ala di Levante: un percorso attraverso l’opera del grande artista milanese e, più in generale, attraverso la pittura seicentesca.




Caravaggio: l’allestimento degli Uffizi

Una vita burrascosa quella di Caravaggio. Un personaggio caratterizzato da forti passionalità che visse una vita perennemente in fuga, segnata da risse, querele e omicidi.

Come a voler segnalare la carica passionale che animava l’artista, il percorso della mostra è allora contraddistinto dal tema del rosso. Sono rossi i pannelli delle sale lungo il corridoio e anche le pareti di alcune stanze interne. Un rosso che si trova spesso nelle stoffe e nei parati rappresentati nei quadri di quegli anni, studiato su un modello tessile dell’epoca e realizzato con pigmenti naturali utilizzati già nel ‘600.

Le stanze del Caravaggio

  • “Tra realtà e magia” è la prima sala. Qui si trovano i lavori di artisti ancora cinquecenteschi ma che già si discostano dai canoni manieristici.

Si tratta di esempi di pittura di ispirazione naturalistica del cinquecento cui si affiancano temi non convenzionali ma giocosi,  popolareschi o venati di elementi simbolici ed enigmatici che possono far capire le caratteristiche del bacino culturale in cui è avvenuta la formazione di Caravaggio.

 

  • “Caravaggio e Artemisia” è la seconda sala. Qui un bellissimo David e Golia di Guido Reni fronteggerà in giugno, al ritorno dalle mostre di Milano e Forlì, il Sacrificio di Isacco di Caravaggio.

Nella stessa sala, proprio a voler sottolineare l’influenza del Merisi sugli artisti coevi (Il suo stile influenzò tutta la pittura dei secoli successivi, costituendo la corrente del caravaggismo) la Decapitazione di Oloferne di Artemisia Gentileschi.

 

medusa di caravaggio agli Uffizi di Firenze

  • ” La Sala della Medusa” accoglie il famoso scudo da parata dipinto da Caravaggio ed esposto in una nuova teca sullo sfondo di un grande pannello rosso.

Alle pareti, oltre all’Armida di Cecco Bravo, la statua romana di Minerva con la testa della figura mitologica sul petto.

 

  • “Il Bacco” è la sala dedicata alla natura morta.

Intorno al celebre dipinto di Caravaggio, due Dispense dell’Empoli, un vaso di fiori di Carlo Dolci e una natura morta di Velazquez dagli evidenti richiami caravaggeschi.

 

  • “A lume di notte” si intitola la sala successiva, dedicata alla rappresentazione di scene illuminate da candele.

Caravaggio fu maestro del chiaro-scuro. La sua personalissima pittura era caratterizzata proprio dall’illuminazione che teatralmente sottolineava i volumi dei corpi i quali hanno la peculiarità di uscire letteralmente dal buio della scena. Al centro della sala in questione, la Natività di Gherardo Delle Notti (Gerard van Honthorst) in cui la luce che definisce i partecipanti alla scena è in realtà emanata direttamente dal Bambino. Intorno, fra gli altri, l’Annunciazione di Matthias Stamer e la Carità romana di Bartolomeo Manfredi.

 

  • “Rembrandt e Rubens” è la sala dedicata, più in genere, alla grande pittura del seicento in Europa.

Dipinti di piccolo e grande formato costituiscono una successione di opere giustamente celebri che qui sono riunite in un insieme emozionante, denso di spunti per riflettere sulla grande pittura del Seicento che fu soprattutto europea grazie alla vivace circolazione delle idee e per i molti e continui contatti tra artisti e committenti che non si curavano poi molto dei confini territoriali

 

  • “Galileo e i Medici” in questa sala si passa dalla ritrattistica europea a quella fiorentina.

In questa sala giganteggiano il Ritratto di Galileo Galilei e il monumentale triplice ritratto di Cosimo II, Maria Maddalena d’Austria e il figlio Ferdinando II, ambedue di Giusto Sustermans.

 

  • “Epica fiorentina” è l’ultima sala, quella che omaggia la cultura letteraria della Firenze Rinascimentale.

In questa sala spiccano un teatrale Rinaldo e Armida di Cesare Dandini, che si ispira al celebre poema del Tasso, e una piccola e preziosa Santa Caterina d’Alessandria di Francesco Furini.

 




 

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