Lampedusa, porta d’Europa. Itinerario nei luoghi dell’accoglienza e della memoria

Lampedusa, porta d’Europa. Si narra che fin dai tempi antichi giungessero qui naviganti ed esuli da ogni dove. Il più famoso, Ulisse, dimorò in questo luogo per ben sette anni al fianco della dea Calipso. Sull’isola di Ogigia – in cui molti hanno riconosciuto proprio Lampedusa – Ulisse trovò accoglienza, amore e quindi la forza per riprendere il proprio viaggio.

Ne sono passati di secoli da allora, neanche gli Dei sembrano avere più il prestigio di una volta. Eppure gli uomini continuano a viaggiare e quest’isola, punto nevralgico nel Mar Mediterraneo, continua a mantenere la sua vocazione di porto ristoratore per chi arriva dal mare in cerca del proprio destino. Anche oggi, periodo in cui le nuove migrazioni premono sui confini europei da ogni dove, Lampedusa accoglie e resiste – baluardo perduto nel mare caldo del sud.

Credo allora che in un viaggio a Lampedusa sia importante toccare alcune tappe che testimoniano questa lunga vocazione. Per questo oggi voglio  proporvi un itinerario nei luoghi, vecchi e nuovi, dell’accoglienza e della memoria lampedusana. Un percorso lontano dalle spiagge dorate, più vicino alla gente e all’anima più genuina di questa bellissima isola siciliana.



LA PORTA D’EUROPA DI MIMMO PALADINO

Porta Paladino Monumento ai migranti a Lampedusa
Porta d’Europa a Lampedusa di Mimmo Paladino

L’Italia finisce qui, dopo c’è solo il mare. È suggestivo il pensiero mentre si guarda l’orizzonte dall’alto della scogliera. Siamo in contrada Cavallo Bianco. Lungo una strada sterrata e polverosa, che conduce a un vecchio bunker della II Guerra mondiale, ci si imbatte in questa opera d’arte donata all’isola nel lontano 2008. La porta d’Europa per chi arriva dal mare sì, ma anche la porta che conduce all’Africa, che la guarda da lontano, che ci unisce. Noi con loro, nonostante tutto.

Alcuni isolani hanno espresso il loro dissenso in merito a un’opera realizzata con un’ingente profusione di denaro da un artista, Mimmo Paladino, che qui – dicono – sembra non aver mai messo piede. Comunque la si pensi, l’opera è veramente maestosa ( quasi cinque metri di altezza e tre di larghezza). È stata realizzata in ceramica refrattaria e ferro zincato e, ormai da molti anni, è tappa imprescindibile per chi si reca qui. Non solo una scultura fine a sé stessa quindi, ma un motivo tangibile per raccogliersi nell’esercizio della memoria e della compassione.

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI PORTO SALVO A LAMPEDUSA

madonna porto salvo lampedusaIl Santuario della madonna di Porto Salvo è una piccola isola di pace all’interno dell’isola stessa. Antiche grotte, un tempo rifugio di naufraghi ed eremiti, si aprono intorno alla piccola chiesa bianca e blu. Qui il profumo degli oleandri si mescola a quello del mare ed è piacevole camminare in silenzio.

In questo luogo antico, pregno di storia e misticismo, sembra che già i Fenici venerassero Tanit, la dea madre, e che sempre qui, durante il medioevo – al tempo delle Crociate – marinai turchi e cristiani pregassero fianco a fianco e lasciassero viveri e suppellettili per naufraghi e fuggiaschi di ogni credo. Un segno di fratellanza e rispetto unici, ancora ai giorni nostri.

 

La piccola cappella, adibita a culto mariano, risale alla metà del ‘500; la statua della Madonna fu invece deposta presso il  Santuario nel XVIIIsec.  e tutt’oggi è venerata dal popolo Lampedusano che la festeggia nel mese di Settembre.

Noi siamo stati qui in Giugno. Quando siamo arrivati il parroco recitava la sua omelia e questa parlava di accoglienza. Il tema, su un’isola di confine quale è Lampedusa, mi è sembrato subito nodale e per questo mi sono fermata con piacere ad ascoltare. Accogliere l’altro è segno d’amore e non c’è amore se non ci si incontra.

L’omelia proseguiva affrontando il tema del camminare. Tutti noi siamo in cammino: verso la crescita, la consapevolezza, la pace. Mi è parso molto bello e significativo ascoltare queste parole proprio qui, a Lampedusa. Il peso di quel messaggio assumeva in quel contesto e fra quella gente un valore più alto e profondo, non esclusivamente religioso. Quella al Santuario della Madonna di Porto Salvo è una visita che ricorderò a lungo.

Il santuario della Madonna di porto Salvo si trova sulla strada di Ponente, appena superato il Porto Nuovo.

IL CRISTO DEI MIGRANTI NELLA CHIESA DI SAN GERLANDO

Il mare è luogo di percorsi infiniti che non portano a Roma ma in qualsiasi luogo del mondo. Ha accompagnato l’uomo fin dall’inizio perché si sfamasse, trovasse nuove terre in cui vivere o semplicemente cercasse di sopravvivere.

cristo migranti Lampedusa
Foto tratta dal sito Trabajadores

Queste le parole dell’artista cubano Alexis Leiva Machado, autore dell’opera Milagro, poi ribattezzata Cristo del Mediterraneo. Un crocifisso alto più di tre metri  realizzato con dei remi di barca raccolti da diversi paesini di pescatori in quel di Cuba. L’opera, che simboleggia i viaggi intrapresi dai migranti per attraversare il mare in cerca di un futuro migliore – e quale paese meglio di Cuba ha fatto esperienza di tanto travaglio? – è stata donata al Papa da Raoul Castro durante l’ultima visita nel paese caraibico.

Lo scorso Gennaio, durante l’anno giubilare, Papa Francesco ha deciso di destinare il crocifisso proprio a Lampedusa. Il Cristo e la sua croce fatta di remi tarlati è simbolo della storia dell’uomo e del suo imprescindibile rapporto col mare, un percorso lungo una vita fatta di dolore e speranza, sentimenti comuni ai migranti di tutto il mondo. Così, i remi, le corde e gli ormeggi che ci restituiscono questa croce, non sono altro che la lucida testimonianza del passaggio di queste persone attraverso la vita. Un’opera suggestiva quanto imponente che, da dietro le mura della grande chiesa di San Gerlando, guarda il mare e benedice il cammino di coloro che arrivano carichi di speranze.

San Gerlando si trova su via Roma, la via principale di Lampedusa

L’ARCHIVIO STORICO DI LAMPEDUSA

archivio storico Lampedusa
Foto tratta dal sito dell’archivio storico di Lampedusa

Un macchina del tempo, un po’ bottega, un po’ museo. In questo spazio, proprio alla fine di via Roma, è raccolta la storia dell’isola esposta e narrata attraverso fotografie, documenti, reperti. L’associazione che gestisce l’archivio storico lampedusano è fondata da Nino (Antonio Taranto) che, oltre a voler favorire la conoscenza e il mantenimento della memoria dell’isola – attualmente si lavora al censimento delle postazioni belliche risalenti all II Guerra Mondiale –  si impegna coi suoi collaboratori nel duro lavoro dell’accoglienza e del supporto ai profughi stranieri che qui approdano ormai da anni.

Nino ogni giorno dà lezioni di italiano e garantisce accesso ad internet ai tanti ragazzi in difficoltà. Fargli una visita è un modo, per chi ha voglia di conoscere la situazione politica e culturale dell’isola, di imparare tante cose altrimenti sconosciute ai più. Se venite qui potete contribuire alla missione del centro aiutando nelle lezioni di lingua o semplicemente lasciando un’offerta.

PortoM – SEDE DEL COLLETTIVO ASKAVUSA

Askavusa in dialetto lampedusano significa letteralmente a piedi scalzi. Così arrivano molti di quei profughi che proprio a Lampedusa approdano da anni: senza nemmeno le scarpe ai piedi. Un’immagine forte, che dice tutto.

Porto M si trova proprio accanto alla Capitaneria di Porto ed è sede di un collettivo molto attivo sull’isola, sia in termini politici che culturali. Un luogo che guarda il mare e che, al suo interno, ospita un vero e proprio museo in cui sono raccolti i tantissimi oggetti ritrovati e recuperati negli anni, dopo gli innumerevoli sbarchi.

Il proposito del collettivo è quello di ritrarre una Lampedusa fuori dai soliti stereotipi: non luogo di approdo per clandestini pericolosi, ma punto d’accoglienza per uomini e donne dal vissuto travagliato e sempre unico. Così a PortoM puoi fermarti a riflettere davanti alla teca che contiene tazze, teiere, piatti d’alluminio ma anche bibbie, corani, libri mangiati dal sale e dalle intemperie. A PortoM puoi trovare i resti di scatolame, di abiti logori; scarpe che pendono dal muro, giubbotti e salvagente. E mentre cammini non puoi fare a meno di chiederti: saranno arrivati tutti vivi?

Ma PortoM non è solo questo. PortoM è un libero spazio di aggregazione, sede di performance artistiche, mostre e dibattiti, fucina di eventi culturali come il LIF – Lampedusa in Festival che, ormai da otto anni, promuove la visione di un cinema indipendente fatto anche di momenti di incontro che sappiano focalizzare l’attenzione sui temi della guerra e delle migrazioni. Porto M è un luogo che accoglie tutti, un luogo in cui è possibile confrontarsi e porre domande, una tappa che consiglio di toccare assolutamente.

PortoM si trova accanto alla Capitaneria di Porto vicino al Porto Vecchio




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2 thoughts on “Lampedusa, porta d’Europa. Itinerario nei luoghi dell’accoglienza e della memoria”

  1. Finalmente è tornata Cicala! Bellissimo post e bellissimo taglio. Mi fa piacere che tu non ti sia limitata a dire quant’è insulsa Lampedusa, al-di-là-del-mare-cristallino. Bello il nuovo blog comunque <3

    1. Ciao Roby, grazie. Sono discontinua ma sempre presente 😉
      Lampedusa non è affatto insulsa, impossibile definirla tale. Pur essendo così piccola e lontana c’è veramente un fermento, culturale e politico, che non può lasciare indifferenti. Inoltre è veramente tutta da scoprire… non solo il mare cristallino è degno di nota (la sua bellezza è indubbia). Siamo stati lì dieci giorni e non esagero se dico che sarei rimasta anche di più: c’è molto da vedere, da scoprire, da capire…

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